Psicologia: ascoltare persone che si lamentano può uccidere i neuroni.

“Ascoltare lamentele fa male alla salute.
La lamentela viene elaborata a livello cognitivo da quella parte del cervello in cui risiedono le funzioni normalmente utilizzate per risolvere i problemi, ossia il lobo frontale.Le lamentele degli altri ci causano stress perché ci coinvolgono attivamente nella ricerca di una soluzione. Solo che, per quanto riguarda molte lamentele, non esiste una soluzione… “Avanti di questo passo, chissà dove andremo a finire!”, “Il mondo va a rotoli!”, “L’economia ci sta mettendo in ginocchio!”…
Tutte queste frasi ci obbligano a ragionare su una situazione che non ha soluzione e di conseguenza è solo causa di stress. Lo stress nasce perché, anche se non vorremmo, di fronte a frasi del genere il nostro cervello registra l’incombenza di una minaccia e quindi mette in moto tutta una serie di risposte fisiologiche per fronteggiarla.
Si attiva l’asse IPOTALAMO-IOPOFISI-SURRENE che culmina con il rilascio di cortisolo dalla ghiandola surrenale. Normalmente questa attivazione serve a proteggere l’organismo e a regolare la reazione alle minacce, ma se i livelli di cortisolo rimangono alti per molto tempo dentro il nostro organismo, può fare danni e compromettere il sistema immunitario.
La differenza tra lamentarsi e ragionare su un problema: Lamentarsi significa esaltare un problema in modo inconcludente. Prendere coscienza della sua presenza e della sua ineluttibilità. Questo ti costringe a vivere una condizione di disagio dalla quale ti rendi conto che non ci sono vie di fuga. Osservi una minaccia impotente.-Ragionare su un problema invece significa prendere coscienza delle variabili da cui è formato per programmare un’azione risolutiva. In questo caso, il cervello organizza nuove connessioni neurali frutto del problem solving attivo” Psiche.org
L’asse dello stress: HYPOTHALAMIC – PITUITARY – ADRENAL AXIS (HPA)L’Ipotalamo, secernendo CRH (Corticotropin-Releasing Hormone) fa sì che l’Ipofisi vada a rilasciare ACTH (Adreno-corticotrophic Hormone) che a livello della Corteccia delle Ghiandole Surrenali permetterà il rilascio di Cortisolo, tipico marker antinfiammatorio nella valutazione clinica dello Stress.Dai nuclei paraventricolari dell’Ipotalamo arrivano informazioni direttamente al Locus Coureuleus che è il centro principale di rilascio di noradrenalina, da qui parte una via che arriva direttamente alla Midollare del Surrene innescando il rilascio di catecolamine (adrenalina, noradrenalina e dopamina).
A quel punto le Catecolamine e il Cortisolo rilasciati, entreranno in circolo e uno dei loro target principali sarà il Sistema Immunitario. Quest’ultimo in una situazione di stress fisiologico si attiva rilasciando Citochine pro-infiammatorie (nello specifico IL-1, IL-6, TNF) che per via umorale e nervosa arrivano poi al nostro cervello in direzione dei loro specifici recettori a livello ipotalamico ed ipofisario.
Questo network d’informazioni neurobiologiche si riattivano nuovamente nel momento in cui la risposta infiammatoria non fosse sufficientemente adeguata. L’ipotalamo rilascia ancora CRH ed in sequenza gli altri mediatori chimici descritti prima. Nel momento in cui questi mediatori si troveranno in circolo in adeguata quantità i suddetti recettori ipotalamici daranno indicazione all’asse di disattivarsi.
Ma cosa succede in una condizione di stress cronico?
In questa situazione, il meccanismo di autoregolazione comincia a non lavorare più correttamente. Si crea una sovrastimolazione da parte dei vari mediatori chimici elencati prima, a livello ipotalamico ed ipofisario si avrà invece una riduzione dei recettori, pertanto uno scorretto feedback di segnalazioni che arriveranno dalla periferia, e quindi un’alterata ricezione della reale necessità della presenza di tutti quei specifici mediatori chimici utili ad affrontare in maniera adeguata l’agente stressogeneo.Essendoci meno recettori si avrà dunque a livello centrale la sensazione che la risposta non sarà stata adeguata o comunque troppo poco incisiva e quindi si continuerà ad attivare l’asse dello stress che andrà in una sorta di cortocircuito facendo proseguire il feedback infiammatorio.